Lo scandalo della squalifica sospesa per lo statunitense Balogun ai Mondiali dopo l’intervento diretto di Donald Trump presso la FIFA rischia di precipitare la coppa in un caos senza precedenti: adesso la Francia è intenzionata a chiedere lo stesso trattamento per Olise, togliendogli il cartellino giallo rimediato contro il Paraguay che lo aveva fatto finire in diffida.
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I Mondiali 2026 rischiano di finire in un caos senza precedenti dopo già essere passati alla storia – purtroppo non per le imprese dei calciatori in campo – in seguito allo scandalo della squalifica sospesa dell'attaccante degli Stati Uniti Folarin Balogun. Ora anche la Francia sembra intenzionata a chiedere lo stesso trattamento per Michael Olise, ovvero un provvedimento per ‘ripulirlo' del cartellino giallo incassato contro il Paraguay.
La grazia a Balogun in base all'articolo 27: l'attaccante degli Stati Uniti giocherà gli ottavi contro il Belgio L'atto di grazia per Balogun è stato giustificato dalla FIFA in punta di regolamento e tuttavia altre norme lo indicano come invece del tutto arbitrario, visto che è violato il principio assolutamente sacro (almeno finora) secondo il quale un'espulsione deve essere seguita da almeno una giornata di squalifica. Diverso era stato infatti il caso di Cristiano Ronaldo, la cui squalifica era stata solo ridotta, dalle tre giornate minimo che richiedeva la condotta violenta della sua gomitata all'irlandese O'Shea, all'unica effettivamente scontata. Qua invece Balogun potrà giocare la partita successiva a quella della sua espulsione ricevuta contro la Bosnia, un rosso diretto che comporta automaticamente una giornata di squalifica per la partita successiva (art. 66.4 del Codice Disciplinare FIFA). La commissione disciplinare può eventualmente aggiungere altre giornate se lo ritiene più grave, ma il minimo edittale automatico è di una sola giornata. Quindi non c'era niente da ridurre, c'era da togliere e via, sotto l'ombrello dell'art. 27 del medesimo Codice e della ‘condizionale' di un anno. A pensare male si fa peccato, ma sembrano esserci pochi dubbi sulle pesanti intromissioni della Casa Bianca e del suo titolare Donald Trump presso il caro amico Gianni Infantino affinché la FIFA intervenisse in una maniera mai vista prima.










