C’era una volta il consumatore in crisi: tagliava, rinviava, cercava sconti. Oggi, quella storia non basta più; perché il consumatore italiano raccontato dalla “2026 Consumer Sentiment Survey Italy” di BCG non è semplicemente impaurito, è diventato più severo. Più allenato al confronto. Più rapido nel cambiare marca, canale, formato, priorità e meno disposto a farsi convincere da una promessa generica.

È come se ogni acquisto dovesse superare un piccolo esame di realtà: mi serve? Mi conviene? Mi fido? Vale davvero quello che costa? La novità è qui: non nella ricerca del prezzo basso in sé, ma nella richiesta di una prova di valore più chiara, più immediata, più concreta.

La ricerca BCG, condotta ad aprile 2026 su circa 1.800 rispondenti per Paese, all’interno di un’indagine europea che ha coinvolto 11 mercati e 12 categorie di prodotto, fotografa un’Italia pessimista sul contesto macro, ma tutt’altro che immobile nei comportamenti.

L’incertezza entra nello scontrino

Energia, inflazione, tensioni geopolitiche: non sono più strilli che si leggono su un quotidiano, sono diventati voci invisibili dello scontrino. Secondo BCG, il 73% degli italiani si dice preoccupato per i prezzi dell’energia, in crescita di 11 punti rispetto al 2025; il 61% cita l’inflazione, il 59% le tensioni geopolitiche, tredici punti in più rispetto all’anno precedente. E la maggioranza si aspetta che questi fattori continuino a tradursi in un aumento della spesa nei prossimi sei mesi.