La Germania rinuncia a combattere l’islamizzazione e ora cerca di arginare il fondamentalismo formando gli imam in Patria, decretando la propria capitolazione culturale
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La Germania accelera sul progetto di un Islam “occidentalizzato” e apre le porte delle università pubbliche alla teologia coranica. All'Università di Münster è nata ufficialmente la prima facoltà di Teologia Islamica della Germania e dell'Europa occidentale: non è più un semplice centro di ricerca come ce ne sono diversi in tutto il Continente, ma una facoltà strutturata, equiparata per status e finanziamenti a quelle storiche di teologia cattolica ed evangelica.L’obiettivo dichiarato da Berlino e dal Land della Renania Settentrionale-Vestfalia è infatti uno solo: recidere il cordone ombelicale che lega le moschee tedesche ai paesi d'origine, Turchia in testa. Fino a oggi, la quasi totalità degli imam attivi in Germania è stata formata e stipendiata all'estero, rispondendo spesso a logiche politiche straniere. La scommessa della facoltà di Münster è quella di creare una nuova classe di guide spirituali che parlino tedesco, che siano cresciute in Occidente e che, soprattutto, abbiano interiorizzato i valori democratici e costituzionali europei. Se da un lato ci sono quelli che considerano la decisione come un tentativo di difesa di uno Stato sovrano, perché visto che l'Islam è ormai una realtà radicata sul territorio, tanto vale “nazionalizzarlo” e sottrarlo all'influenza geopolitica di Erdogan o dei finanziamenti del Golfo, dall’altra c’è chi contesta l’esatto opposto e vede questa decisione come una definitiva capitolazione culturale. Finanziare con i soldi dei contribuenti una facoltà teologica islamica e strutturare corsi di laurea per imam significa, di fatto, istituzionalizzare l'Islam come religione di Stato ufficiale al pari del cristianesimo. Per i critici, questa non è integrazione, ma un'ulteriore concessione al multiculturalismo che rischia di legittimare una penetrazione culturale sistematica nelle istituzioni pubbliche, come le scuole.











