Pavia. Le indagini da effettuare sul posto si sono concluse e ora i resti archeologici rinvenuti in viale Gorizia sono stati di nuovo interrati dopo essere stati protetti con teli di tessuto traspirante e messi in condizioni di sicurezza per conservarli al meglio. L’intera documentazione raccolta durante le verifiche in loco sarà quindi oggetto di una più approfondita fase di studio che avverrà fuori dal cantiere e che permetterà di avere maggiori certezze sui ritrovamenti, come aveva spiegato Sara Matilde Masseroli, responsabile Archeologia della Soprintendenza per la provincia di Pavia e direttore scientifico dei lavori. La funzionaria aveva assicurato che «tutte le operazioni si stessero realizzando molto velocemente per consentire la riapertura della strada il prima possibile». Questa prima parte di indagini si è quindi conclusa e i tesori archeologici rinvenuti durante gli scavi, propedeutici al radicale intervento di asfaltatura deciso dall’amministrazione comunale, sono stati salvaguardati. Sono state riempite le voragini create per svolgere i rilievi in profondità e per far emergere i resti ed è già terminata la stesa di uno strato di sabbia. Poi la ditta procederà con i lavori fino a realizzare l’asfaltatura definitiva che consentirà di riaprire al traffico viale Gorizia probabilmente il 20 agosto, come aveva annunciato il Comune. Era stata la vicesindaca e assessora ai Lavori pubblici Alice Moggi a spiegare che gli accertamenti archeologici avrebbero necessariamente fatto slittare la data iniziale della conclusione dei lavori, prevista a metà luglio. «Pavia è una città storica e gli scavi eseguiti per eliminare strati di asfalto deteriorato, arrivati a circa 35 centimetri di profondità, hanno portato alla luce resti che sono state oggetto di attente indagini - aveva sottolineato Moggi -. Dopo la scoperta, la Soprintendenza aveva dato precise prescrizioni al Comune a cui ci siamo attenuti. L’ente comunale ha incaricato un archeologo con il compito di analizzare i reperti e procedere alla loro catalogazione ma, nel frattempo, l’impresa ha lavorato sui cordoli in modo da portarsi avanti». L’incarico era stato affidato a Sergio Martini e Cecilia Barsanti della Gea (Geologia Ecoambiente Archeologia) che avevano individuato resti di edificazioni che potrebbero risalire al 1400 e materiali probabilmente di epoca romana. Inizialmente si era ritenuto che si trattasse di resti delle mura spagnole ma, in seguito ai primi rilievi, alcune strutture murarie potrebbero essere state innalzate nel Quattrocento. «Potrebbero essere strutture non pertinenti alle Mura, realizzate nel Cinquecento e abbattute alla fine del 1800 - aveva spiegato Masseroli -. Si valuterà se sono elementi addossati alla cinta e facenti parte del complesso delle fortificazioni murarie, ma di fasi diverse». Insomma dal cantiere era emersa una inaspettata Pavia quattrocentesca. Procedendo verso sud, all’altezza della parte più centrale di viale Gorizia, erano anche state rinvenute ceramiche che portano la data del Seicento ed erano state ritrovate evidenze di strutture e materiali ancora più antichi rispetto a quelli scoperti nella zona più a nord del viale, forse risalenti al periodo romano.