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Manca anche un leader vero: Vinicius lo è dal punto di vista tecnico, servirebbe qualche giocatore dotato di carisma

Fuori dal Mondiale per mano della Norvegia. Come l'Italia. Ma almeno il Brasile agli ottavi ci è arrivato. Nessun titolo da 24 anni e qui noi siamo messi un po' meglio, con l'incredibile trionfo del 2006. Non è stato sufficiente trapiantare a Teresopolis l'allenatore europeo più vincente. Bene che vada, le Seleçao potrà puntare al titolo nel 2030, ha già battuto il digiuno-record che era di 24 anni, dal 1970 al 1990. Ancora una volta la Nazionale più seguita, più amata e a volte più odiata del mondo torna a casa prima del previsto. Non ci sono motivi validi per non utilizzare la parola "fallimento", un disastro che ha molte cause. Qui proviamo a elencare le cinque principali.

1. Senza centravanti, come nel 1982. La famosa Seleçao del 1982, che uscì dal Mondiale per merito della tripletta di Paolo Rossi, aveva nove fenomeni e due punti deboli: il portiere (Valdir Peres) e il centravanti (Serginho "Chulapa" che peraltro in carriera ha segnato più di 300 gol). Stavolta il portiere ce l'aveva buono, ma il centravanti non ce l'aveva nemmeno scarso. All'esordio ha giocato disastrosamente Igor Thiago, poi è stato sostituito definitivamente da Matheus Cunha, che nella vita di tutti i giorni fa il trequartista. Chiaro che un 9 come Haaland non si può materializzare con la bacchetta magica, ma ancora non è chiara l'esclusione di Joao Pedro del Chelsea. Uno che il centravanti lo può fare anche bene, quinto cannoniere della Premier League e - esattamente un anno fa - a segno nella finale del Mondiale per club, quindi abituato alle grandi pressioni.