Questa volta il sopracciglio è rimasto giù. Carlo Ancelotti non è riuscito a portare il Brasile in finale della Coppa del Mondo. La squadra di Neymar e Danilo si è fermata di fronte allo strapotere della Norvegia di Erling Haaland. Ed è stata una batosta storica. Si tratta infatti della prima volta dal 1990 che la Seleção non riesce a superare gli Ottavi in un Mondiale. E ora Carletto è quanto mai in discussione. L'ex Real Madrid è arrivato sulla panchina brasiliana nel maggio del 2025. E aveva convinto tutti nelle qualificazioni, tanto da indurre la federazione verdeoro a rinnovargli il contratto fino al 2030 proprio alla vigilia della Coppa del Mondo. Tra le voci più critiche c'è quella di Vanderlei Luxemburgo. "Utilizzare Neymar in una sola partita? Non abbiamo giocatori migliori di Neymar - ha tuonato in un video pubblicato sui social -. Qualsiasi nazionale al mondo proteggerebbe un giocatore come lui. Un allenatore ha l'obbligo di ideare un sistema che favorisca il suo giocatore di punta, proprio come ha fatto la Norvegia con Haaland, aspettando una o due occasioni. Ma qui in Brasile è stato messo da parte".Il Brasile è fuori dai Mondiali: Haaland e la Norvegia spianano AncelottiLa Norvegia batte il Brasile per 2-1 negli ottavi di finale dei Mondiali 2026. La doppietta di Haaland vale la qualifica..."Ancelotti ha commesso un errore - ha proseguito Luxemburgo -. Ha sbagliato nella formazione, nelle decisioni e nella lettura della partita; ed è così che abbiamo perso l'opportunità di vincere la sesta stella. Se si trattasse di un allenatore brasiliano, la stampa ne chiederebbe già le dimissioni, manderebbe in onda programmi speciali e dichiarerebbe il progetto un fallimento. Con uno straniero, invece, sembra esserci sempre una scusa, la volontà di chiudere un occhio e un livello di pazienza che non hanno mai dimostrato di avere noi".E ancora: "Basta con questa sindrome che ci porta a pensare che tutto ciò che proviene dall'esterno sia migliore. Il calcio brasiliano ha bisogno di più Brasile. Più identità, più fiducia nelle nostre capacità e più rispetto per i nostri professionisti e per l'essenza del calcio brasiliano. Lasciateli parlare della Premier League, della Champions League o di qualsiasi altra cosa vogliano. Per me, il calcio è ancora sinonimo di maglia iconica, tribune colorate, scherzi e leggende, strade dipinte, bambini che guardano la propria nazionale diventare campione per la prima volta e, soprattutto, la passione che solo i brasiliani comprendono veramente".