<p>In Brasile il <strong>calcio </strong>è una cosa seria.

L’intera nazione si ferma per vedere le partite della nazionale verdeoro, la cosiddetta <strong>Selecao</strong>.

Una squadra che, sebbene non in difficoltà come la compagine italiana, è dalla vittoria del 2002 che non raggiunge più la finale del Mondiale.

E la crisi va avanti: nemmeno il leggendario allenatore <strong>Carlo Ancelotti</strong> è riuscito a invertire questo trend.

Agli ottavi di finale, Vinicius Jr. e compagni hanno dovuto arrendersi alla nazionale norvegese – la stessa che durante le qualifiche aveva inflitto un parziale di 7-1 nei match contro gli Azzurri – trainata dall’attaccante <strong>Erling Braut Haaland</strong>. </p> <p> </p> <p>E mentre la Selecao prepara le valigie per ritornare in patria e i tifosi ripensano alle nazionali passate - da <strong>Pelè </strong>a Garrincha, fino ad arrivare a Socrates e <strong>Ronaldo </strong>–, le attività economiche brasiliane piangono per l’impatto che l’eliminazione avrà sugli incassi.