BRUXELLES - "Un'Europa più forte in una Nato più forte". È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui. Tener fede alle promesse dell'anno scorso, far vedere agli Usa e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi "credibili" verso il famoso 5% di Pil in difesa.

Ma alla vigilia del vertice il presidente americano manda un nuovo attacco alla premier italiana Giorgia Meloni: in un post su Truth pubblica un fotomontaggio che ritrae lui e Meloni, accompagnato dalla scritta "Serve un ordine restrittivo". Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l'ennesimo) a prova di Trump. Ma l'apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrebbe entrare in una fase che alcuni, alla Nato, non esitano a definire "pericolosa".

Partiamo dalla coreografia. Martedì ad Ankara, prima dell'arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell'industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l'immaginazione di Trump. Poi c'è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli - senza ambasciatori o consiglieri - con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky. In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda). Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c'è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli Usa in primis ma non solo) e dunque l'edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perchè l'Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%.