CONEGLIANO - Era stato assunto all’Aia di Vazzola, dopo il rientro a Conegliano da Londra avvenuto a gennaio di quest’anno. Ma quel lavoro lo aveva perso poco dopo. «Era stato mandato via dall’Aia dopo poco tempo essere stato assunto perché aveva litigato con i capi» ha riferito il padre, Doudou Saidilly, dopo la perquisizione dell’altro ieri nella loro abitazione. È uno dei nuovi elementi emersi attorno alla figura di Lamin Saidilly, il 22enne di origine gambiana, nato e cresciuto a Conegliano, arrestato a Milano con l’accusa di tentato omicidio per aver accoltellato un uomo di 55 anni davanti a un bar nel quartiere San Siro.
Un dettaglio che aggiunge un tassello alla vita recente del giovane, tornato nel Trevigiano dopo 10 anni trascorsi nella capitale inglese con la famiglia. Nei giorni precedenti all’aggressione, inoltre, Lamin aveva litigato anche con il padre ed era uscito di casa. «Non lo sentivo da circa una settimana - ha raccontato Doudou -. Avevamo discusso e se n’era andato. Ho provato a chiamarlo, ma non mi ha risposto». Il quadro si è fatto ancora più inquietante dopo quanto sarebbe accaduto al momento del fermo. Secondo quanto emerso dagli atti, davanti alle forze dell’ordine il 22enne avrebbe pronunciato una frase da brividi: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio». Parole che ora pesano nella richiesta di convalida dell’arresto inviata dal pm Elio Ramondini al gip. L’accusa è tentato omicidio.Lamin sarà interrogato questa mattina dal gip Luigi Iannelli nel carcere di San Vittore. L’aggressione è avvenuta sabato mattina davanti al bar La Giada, in via Capecelatro, a Milano. Secondo quanto riportato nel capo di imputazione, Saidilly avrebbe agito «con il capo coperto da un passamontagna nero e senza proferire alcuna frase», colpendo la vittima alle spalle con un coltello di 21 centimetri. Venti fendenti, indirizzati alla testa, al collo, al torace e all’addome. L’uomo ferito, Gerardo P., 55 anni, stava facendo colazione con l’anziano padre. La scena è durata pochi istanti ma è stata violentissima. Alcuni clienti hanno cercato di intervenire, mentre a bloccare e disarmare il 22enne sarebbero stati tre cittadini egiziani presenti nel locale. Poco dopo sono arrivati gli agenti della Volante, che lo hanno fermato e arrestato. La vittima è stata trasportata all’ospedale Niguarda, dove resta ricoverata in condizioni gravissime. LE INDAGINI A Conegliano, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione in cui Lamin viveva con il padre, in una zona vicina al centro. «Non hanno trovato nulla, si è sempre comportato bene - ha sottolineato il papà -. Non beveva, non si drogava». Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime settimane del giovane: dove sia stato dopo essersi allontanato da casa, perché si trovasse a Milano, come abbia maturato un gesto così violento e apparentemente senza movente. Al momento non risultano precedenti a suo carico nel territorio trevigiano. Il padre continua a descrivere il figlio come un ragazzo tranquillo. «Non riesco a spiegare quello che è successo. Mio figlio si era sempre comportato bene. Non beveva, non si drogava. Chiedo scusa alla persona ferita e alla sua famiglia».Parole pronunciate nello smarrimento di chi, nelle stesse ore, ha dovuto aprire la porta di casa agli agenti e rispondere alle domande su un figlio diventato improvvisamente protagonista di un’aggressione feroce. La famiglia Saidilly è conosciuta a Conegliano. Il padre lavora come addetto alla sicurezza in supermercati e negozi della zona ed è stato in passato uno dei volti del sindacato interno all’Electrolux di Susegana. Lamin aveva frequentato le scuole medie Grava, poi il trasferimento a Londra, dal 2016 circa fino al rientro in Italia all’inizio di quest’anno. Il lavoro all’Aia sembrava l’avvio di una nuova fase, ma si era interrotto quasi subito. Gli investigatori stanno valutando anche il profilo psicologico del giovane. L’ipotesi di un movente legato a estremismi religiosi, circolata inizialmente per la fede musulmana della famiglia, sarebbe stata esclusa. Resta invece aperta la pista di un possibile disagio personale o psichico, anche se il padre ha negato di aver notato segnali evidenti di squilibrio.












