di

Matteo Marcon

Il padre dell'aggressore di 22 anni prova a difenderlo: «Mio figlio lavorava, mi pare impossibile, è la prima volta che fa un casino del genere»

Non riceveva sue notizie da più di una settimana, e quando il telefono ha squillato dall’altra parte c’erano gli agenti della Questura. È così che Dodou Saidilly, addetto alla sicurezza con un passato da delegato sindacale all’interno dell’Electrolux di Susegana, ha saputo che Lamin uno dei suoi quattro figli, nati e cresciuti tutti in Italia, è responsabile di un inquietante fatto di cronaca. Il giovane, 22 anni, armato di coltello ha aggredito con una violenza cieca e ingiustificata l’avventore di un bar, un 55enne, venendo poi bloccato da alcuni presenti e infine trattenuto dalla polizia. Erano le 7.30 del mattino. I fatti sono avvenuti a Milano, nel quartiere di San Siro. Perchè ci sia arrivato, in quel bar, per compiere quel gesto, rimane ancora un mistero. «Lamin si era allontanato da casa da più di una settimana e non aveva più dato notizie – racconta il padre – io non sono ancora riuscito a sentirlo, vorrei dirgli di stare tranquillo». Raggiunto nel pomeriggio di sabato al telefono Dodou Saidilly, dopo ore difficili durante le quali è anche stato sentito dagli inquirenti che indagano sull’accaduto, parla nervosamente, tradendo tutta la tensione di un genitore, che malgrado tutto, continua ad amare il proprio figlio: «Non è vero che è una persona che dava problemi – commenta – viveva qui a casa con me, è sempre stato un bravo ragazzo, che lavorava. È la prima volta che fa un casino del genere».