Milano – Pochi spiccioli, un aumento nelle buste paga dei rider che a conti fatti “si traduce in pochi euro”. Integrazioni “una tantum”, per coprire il periodo dal 9 febbraio al 31 maggio, di 3 euro e 9 centesimi, di 57 o di 96 centesimi, si legge in alcuni dei documenti esaminati dal sindacato Nidil-Cgil. Il risultato? Il miglioramento delle condizioni promesso da Glovo “è solo sulla carta”, soldi solo virtuali a causa di un meccanismo di calcolo che si traduce in una beffa per i ciclofattorini.

L’inchieta per caporalato

La premessa è l’inchiesta per caporalato, coordinata dalla Procura di Milano, che tra lo scorso febbraio e marzo aveva portato al controllo giudiziario per le piattaforme del delivery Glovo e Deliveroo, accusate di versare ai rider inquadrati come lavoratori autonomi salari sotto la soglia di povertà. Glovo aveva deciso di scendere a patti, introducendo alcuni ritocchi verso l’alto delle tariffe. Una tappa del percorso che, attraverso il miglioramento delle condizioni con un primo “parere positivo” della Procura incassato, potrebbe portare in futuro alla revoca del controllo giudiziario disposto dal pm Paolo Storari.

L’incremento di compenso

I rider avevano quindi ricevuto da parte del colosso spagnolo del delivery una comunicazione sull’“incremento del compenso minimo per proposta di consegna e del compenso orario minimo”: tre euro lordi per “proposta di consegna accettata ed eseguita, con riconoscimento di una tantum” a copertura del periodo 9 febbraio-31 maggio 2026. E un “compenso orario minimo” di 14 euro lordi a partire dal primo giugno, “calcolati sul tempo effettivo calmierato” con l’applicazione di limiti massimi “calcolati su base statistica”. La promessa di “aumenti medi fino a 200 euro al mese”, però, secondo una analisi delle retribuzioni effettuata dalla Cgil per ora “si è tradotta in pochi euro”.