Il rapporto degli italiani con l’Unione Europea (l’UE) non è mai stato molto facile. Per ragioni diverse. Una su tutte: la percezione e la sensazione di essere ai margini. Ai confini. Non solo per ragioni geografiche, ma, soprattutto, “geopolitiche”. Perché si sentono (ci sentiamo) sotto-valutati. Poco rilevanti, nelle scelte dell’“Unione” che, tanto “unita” non è mai apparsa. Perché gli interessi degli Stati nazionali hanno sempre superato quelli dell’Unione. Anche (anzi, soprattutto) dopo la “caduta del muro”, quando l’Unione si è allargata. E ha smesso di funzionare da sistema di inter-mediazione. E di mediazione. Fra i blocchi geo-politici “storici”. Un’area che ri-definisce i confini dell’Occidente, di fronte a quella che prima era l’Unione Sovietica e, quindi, è ri-divenuta la Russia.

È molto interessante osservare come nel corso degli ultimi 15 anni sia cambiato l’atteggiamento dei cittadini. In particolare, nell’ultimo decennio. Anzitutto e soprattutto dopo il 2020, quando si è verificata una forte e quasi improvvisa crescita della fiducia verso l’UE, che dal 2020 al 2022 ha raggiunto livelli molto elevati, impensabili in precedenza: 44-45%. Quasi 15 punti in più, rispetto al 2018. Negli anni successivi, tuttavia, questa crescita si è “normalizzata”. Fino a rientrare nelle misure di dieci anni prima. Cioè, intorno al 30%,