Mentre navighiamo in Rete l’algoritmo, si sa, osserva ciò che più ci coinvolge e propone contenuti che, a giudicare dai nostri clic, ci interessano. Sarà per questo che da quindici giorni sullo schermo del computer o dello smartphone compare la faccia del deputato di Futuro Nazionale Emanuele Pozzolo o qualcuno dei distillati di saggezza suoi o del suo partito di appartenenza. L’algoritmo ha seguito come Pollicino le briciole delle pagine lette in questi giorni e ripropone un argomento (in effetti sì, cercato e letto) di cui il deputato Pozzolo è diventato protagonista: la negazione del femminile per le cariche istituzionali.
Basta guardare il video del breve scontro in Aula con la deputata del Partito democratico Anna Ascani, presidente di turno a Montecitorio. Per tenere testa alla sua insolenza lei gli ha risposto «grazie collega deputata Pozzolo, prosegua», dopo averlo inutilmente pregato di rivolgersi a lei al femminile: «Collega, mi scusi, siccome è la terza volta che lo sento, se usa “signor”, dica “signora” presidente, altrimenti va bene solo presidente», era la sua richiesta di cortesia. Ma lui niente. Dritto verso il suo mantra, poi ripetuto via social al plurale maiestatis: «Ce ne freghiamo».







