Cè il cervello maschile e quello femminile. Ora se n’è aggiunto un altro: l’intelligenza artificiale. È un cervello diverso, non prova emozioni, non matura esperienza, non sa misurare la parità di genere. Se ne è parlato nel Garage della Triennale, nella cornice Visioni Visionari/e, durante la seconda giornata del Tempo delle Donne, la festa-festival del Corriere della Sera. Affrontiamo il tema dell’AI e dell’innovazione tecnologica per provare a immaginare quali saranno i nuovi equilibri possibili perché questa sfida rappresenti davvero un’opportunità e non finisca per essere una trappola quotidiana.

Si è discusso del fatto che la tecnologia ha già cambiato alcune esperienze reali, creando inaspettati scenari e interrogativi. Come influisce, per esempio, sulla gestazione per altri? «L’innovazione tecnologica ci porta in un’epoca in cui tutto sembra commerciabile e in cui non accettiamo il limite. Fa sembrare l’uomo onnipotente, e invece dovremmo tornare ad accettare anche i “no” biologici», ha detto Michel Martone, professore ordinario di Diritto di lavoro alla Sapienza Università di Roma. Il dibattito resta aperto.

Nel Salone d’Onore si è nominata ancora la tecnologia e come questa accentua le fragilità reciproche nel rapporto tra genitori e figli. Sul palco ci sono stati anche Daniele Novara, Vera Gheno e Gianrico Carofiglio. La sala era piena. Per il pedagogista Novara, «l’educazione nelle relazioni a scuola è necessaria». E ha aggiunto: «Basta col tiro al piattello sui genitori che hanno anche loro le proprie fragilità». La sociolinguista Vera Gheno ha ricordato che «la parola inclusione perpetua una visione problematica, cioè continua a prevedere che gli includenti decidono al posto delle persone incluse».