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Ultimo aggiornamento: 8:07

“Dopo le litigate sento la rabbia salire e ho paura di non riuscire a controllarla, non voglio diventare un uomo violento”, dice uno dei primi uomini a prendere la parola. Poco dopo un altro aggiunge: “Vorrei piangere davanti la mia compagna o anche da solo, ma è come se il mio corpo si rifiutasse di lasciarmi essere fragile ed esprimere le mie emozioni ”.

Sono frammenti di una seduta di autocoscienza maschile a cui ilfattoquotidiano.it ha partecipato durante il festival Hey Man!, alla Fabbrica del Vapore di Milano, promosso da Mica Macho e Osservatorio Maschile. Un esercizio collettivo che ribalta l’immaginario del maschio alfa e apre lo spazio a un altro modello: fatto di fragilità condivise, emozioni espresse e silenzi rotti.

Ripensare il maschile partendo dagli uomini stessi. È la sfida che i gruppi di autocoscienza maschile si pongono: esperienze nate negli anni ’70 e tornate in auge negli ultimi anni come strumenti per mettere in discussione modelli educativi e stereotipi legati alla virilità. Non lezioni frontali né convegni accademici, ma pratiche di confronto diretto: sedersi in cerchio, parlare, ascoltare, senza giudizi.