di Pietro Senaldidomenica 5 luglio 20265' di lettura«La sinistra oggi, in America e non solo, è più “di sinistra” di quanto non sia mai stata. Negli Usa, anche i democratici non mettevano mai seriamente in discussione certi valori, per esempio la proprietà privata come fondamentale incentivo per le persone a lavorare di più e a migliorare la propria condizione. Oggi prevale invece una retorica dichiaratamente anti-capitalista».Ma votarsi a una sinistra radicale, sullo stile del nuovo sindaco di New York, l’islamico Zohran Mamdani non sarebbe la fine per il Partito Democratico americano?
«Una volta pensavamo che le elezioni le decidesse l’elettore che stava in mezzo, fra i due partiti, e una volta poteva votare di qui e un’altra volta di là. Oggi vince chi riesce a mobilitare di più i propri. Per questo la retorica si fa sempre più emotiva e incandescente. Ovviamente ci sono anche dei rischi: Trump ha “trumpizzato” il partito, azzerando gli orientamenti diversi. Questo gli è valso il plauso dei suoi sostenitori, ma forse non aiuta i suoi consensi. Nel Paese c’è una rinascita della minaccia comunista. Ma l’America non sarà mai comunista».Donald Trump ha approfittato delle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana per lanciare quello che sarà il suo slogan per le elezioni di Midterm, il prossimo autunno, nelle quali si propone come argine a quanto fino a ieri c’era di più americano, ovverosia l’anticomunismo.«I sondaggi lo danno perdente», riflette Alberto Mingardi, professore di Storia delle Dottrine Politiche all’università Iulm di Milano, fondatore e direttore dell’Istituto Bruno Leoni, editorialista e scrittore. «L’attacco all’Iran è esattamente il tipo di scelta che alla base MAGA non piace», prosegue lo studioso e appassionato di yankee e Stati Uniti, universalmente riconosciuto come il caposaldo delle idee liberal in Italia. «Ma qualsiasi presidente Usa è condizionato da un establishment di politica estera che vuole sempre fare la guerra al nemico di turno. Trump è stato un freno a quella tendenza, fino all’Iran. Un Trump indebolito potrebbe assecondarla in cerca di legittimazione e supporto».Anche in Europa è ripreso a soffiare il vento comunista, penso a Jean Luc Mélenchon in Francia e, anche se in modo più edulcorato, al nuovo premier Andy Burnham?










