Dove si trova quel di più, quell’eccedenza che ogni giorno nella società resiste alla destre e che negli scorsi mesi ha contribuito a ribaltare i piani del governo, dal referendum alle complicità con il massacro di Gaza? È vero che non esistono luoghi centrali e verticalizzazioni, che questi pezzi di società spesso non hanno punti di riferimento unitari e visibili. Ma è vero anche che i tentativi di organizzarsi, di allargare lo spettro delle alleanze sociali e inventare nuove forme della politica, esistono. Senza la pretesa di considerarli esaustivi, vi si possono riconoscere alcuni tratti ricompositivi e la tendenza a invertire la disgregazione sociale e la solitudine.
Nel prossimo fine settimana, ad esempio, gli operai del collettivo di fabbrica della Gkn di Campi Bisenzio festeggiano cinque anni di presidio: 1826 giorni che fannio della loro vertenza la più lunga nella storia delle lotte di fabbrica. Li celebrano aprendo i loro spazi a tutti quelli che in questi anni li hanno sostenuti e hanno seguito la loro battaglia. Lo fanno denunciando l’impotenza della politica e rilanciando sul terreno della convergenza tra le lotte per non cedere alla rassegnazione e alla dimensione collettiva della speranza.







