Le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio sono state un ottimo test per vedere quanto la sinistra sia oggi incompatibile con il governo dell’Italia e gli interessi dell’Europa. Abbiamo visto in piazza l’utopia, l’estremismo, l’antisemitismo, il richiamo di Russia e Cina, la negazione dell’Atlantismo, linee di frattura importanti tra i gruppi. È quello che serve al Paese? No, ma in questo momento la narrazione è quella dell’arriviamo noi e cambiamo tutto.
La finestra strategica è stretta: il governo Meloni ha conquistato stabilità interna, ma si muove in un contesto esterno che ha già cambiato rotta e dunque Palazzo Chigi a sua volta deve cambiare direzione, perché gli Stati Uniti, Israele, il Golfo e un pezzo cruciale dell’Asia stanno ridisegnando priorità, risorse militari ed energia, cavalcando la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale e muovendo la leva finanziaria sull’innovazione, mentre l’Europa resta indecisa e quindi vulnerabile. In questo quadro, il campo largo coltiva un programma anti -occidentale, incoerente con gli interessi europei, la sinistra è sparita sul piano istituzionale, è presente solo in piazza, mentre la destra rischia di restare attendista, in attesa di un chiarimento da Washington e dalle cancellerie europee che non arriverà, perché il nuovo equilibrio è già un’opera in fieri.






