Cinque operai fiorentini portati a morire a Mauthausen per aver scioperato contro il nazifascismo; cinque vedove in cerca della verità; un capofabbrica fascista sospettato di collaborazionismo e un commissario di polizia repubblichino coinvolto nella caccia ad ebrei e antifascisti che, dopo la guerra, farà carriera nelle istituzioni della nuova democrazia.

Sono i protagonisti e le protagoniste di una storia accaduta 82 anni fa nella Firenze occupata, ma cominciata molto tempo prima, in quel clima di violenza e paura che ha permeato la fase conclusiva della guerra.

Il suo epicentro è stato un’area ristretta del cuore cittadino, tra lo stabilimento della Sitca–Cartiera Cini, il commissariato di Santa Croce e le Scuole Leopoldine, divenute, sotto il comando germanico, un luogo di raccolta per i deportati diretti ai lager.

Ciò che di terribile è successo, è rimasto tuttavia per lungo tempo sconosciuto al di fuori di Firenze e della sua provincia: ha infatti “riposato” tra le polverose carte degli archivi e nella memoria delle famiglie, tramandato dai figli ai nipoti e poi ai pronipoti di chi non c’è più.

Un uomo di fronte al nazismo, lo scontro di civiltà di “Moulin”