L’8 settembre 1938 Eugenio viene chiamato dalla Questura di Trieste per ritirare il passaporto di cui aveva richiesto il rinnovo tre giorni prima. Gli sarebbe servito per tornare a Parigi dove ad aspettarlo ci sarebbe stato Enrique Freymann, direttore della casa editrice Hermann, che lo attendeva nella capitale francese per discutere la pubblicazione di un volume su Leibniz.
Trieste, che per gli ebrei (circa 5.000) e per Colorni era stata un luogo accogliente, già nei mesi precedenti aveva visto, come il resto del Paese, una serie di segnali allarmanti che partirono dalla sostituzione del podestà della città, Enrico Paolo Salem, costretto a rassegnare le dimissioni. Salem non era ebreo, ma era considerato troppo vicino agli ambienti economici ebraici triestini. In quei giorni cominciò a ricevere lettere anonime cariche di insulti e accuse, mentre all’interno del partito fascista cresceva la pressione per la sua rimozione. Al suo posto venne nominato il commissario prefettizio Francesco Martucci, incaricato anche di organizzare la visita di Mussolini, prevista per il 18 settembre.
Un altro segnale inquietante a fine agosto furono le scritte rinvenute sulla facciata della sede della Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS), uno degli istituti finanziari più importanti della città, dove apparvero scritte contro gli ebrei e contro Edgardo Morpurgo, presidente della società ed esponente di una delle famiglie ebraiche più note in città.






