Di Israele non si deve parlare, è un editto. Il dibattito è vietato, il confronto pure: «È uno Stato genocida». Sentenza pronunciata a furor di Flotilla, il processo non serve. Zitti e mosca: insegna solo la «sacerdotessa» Francesca Albanese. Però guai a chiamarla censura - e guai, soprattutto, a evocare l’antisemitismo, se non si vuole finire ufficialmente rimbrottati dal Nazareno. È accaduto al senatore della minoranza dem Graziano Delrio, reo di aver presentato in Senato un disegno di legge per contrastarlo. La verità che piace a sinistra è un’altra: occupiamoci «degli odi razziali». Il resto è fastidioso, meglio non nominarlo. La crescita esponenziale dell’antisemitismo diventa così una «bugia», un’invenzione utile soltanto al «criminale» governo di Netanyahu. Stavolta il veto con la kefiah va in scena a Padova, dove oggi la presentazione del libro di David Parenzo, «Lo scandalo Israele» (Rizzoli editore), viene fermata prima ancora di cominciare. Non si discute: si impedisce. Non si replica: si zittisce. O meglio, si costringono gli organizzatori a spostare tutto in una località riservata, per evitare i disordini pubblici che la solita schiera di «ferventi democratici» aveva già annunciato sui social.
Parenzo ancora vittima di antisemitismo. Nuove minacce e deve presentare il libro a porte chiuse
Di Israele non si deve parlare, è un editto. Il dibattito è vietato, il confronto pure: «È uno Stato genocida». Sente...








