PADOVA - Presenterà il suo libro su Israele a Padova, sua città d'origine, ma in gran segreto e senza indirizzo in locandina. Detta così fa quasi sorridere, eppure la questione è serissima: David Parenzo, giornalista e conduttore radiofonico fra i più noti, ha ricevuto contestazioni talmente pesanti da spingere gli organizzatori padovani a cambiare sala, decidendo di comunicarla solo all'ultimo ai 110 che si erano già prenotati per partecipare.

L'appuntamento era fissato per domani all'interno di uno spazio del centro cittadino, la Scuola della carità. Qui Parenzo – figlio dell'attuale presidente della Comunità Ebraica di Padova, Gianni Parenzo – avrebbe dovuto presentare la sua ultima pubblicazione: “Lo scandalo Israele”, edito da Rizzoli. La procedura era quella consueta: iscrizione obbligatoria via e-mail, lista chiusa una volta raggiunta la capienza. Grande successo dell'iniziativa: cento i posti disponibili, 110 il tetto raggiunto, per venire incontro a qualche richiesta in più. Poi le contestazioni. Messaggi inviati alle sale che avrebbero dovuto ospitare l’evento, pressioni perché l’incontro venisse annullato. L’accusa rivolta all’autore è pesante: “nega il genocidio”. Tesi che Parenzo respinge con decisione: «Non nego la guerra, contesto solo l’uso della parola genocidio. La trovo inappropriata. Le parole hanno un peso, una storia precisa. Questa definizione non è corretta per quel contesto».