È bufera, in Consiglio Comunale a Genova, dopo le parole scritte qualche giorno fa dal consigliere del Partito Democratico, Si Mohamed Kaabour. L’esponente dem, rispetto alla richiesta fatta dalla Lega di ferma condanna di indumenti come il burqa e il niqab, “che annullano l’identità della donna e ne limitano la libertà e l’integrazione”, ha espresso il proprio pensiero in un post sul suo profilo Instagram.
“Dobbiamo respingere con fermezza gli attacchi razzisti e islamofobi della destra estrema in Consiglio Comunale. Gli esponenti della Lega hanno cercato di stravolgere la mozione sul crescente clima di xenofobia e razzismo presentata dalla collega Laura Sicignano, che ringrazio, sostenendo l’esatto contrario del suo contenuto”.
Secondo Kaabour, “di fronte a un razzismo così spregiudicato bisogna reagire, rimettendo al centro i valori della nostra democrazia. Fa sorridere, ma fino a un certo punto, vedere esponenti della Lega, preoccupati della propria irrilevanza politica, fare a gara con la loro stessa creatura politica (il generale Vannacci, ndr) su chi riesca a odiare di più”.
Poi, il passaggio che ha scatenato le proteste: “Io non accetto il mondo a soqquadro nel quale vorrebbero costringerci a vivere. E ricordo che l’ultimo che trascinò l’Italia in un mondo al contrario è finito in piazzale Loreto”. Il riferimento a piazzale Loreto, a Milano, dove i corpi di Benito Mussolini, Clara Petacci e altri gerarchi fascisti vennero appesi a testa in giù nell’aprile del 1945, fa il paio con quanto dichiarò pochi mesi prima il consigliere, sempre del Pd, Claudio Chiarotti, rivolto alla collega di Fratelli d’Italia, Alessandra Bianchi: “Vi abbiamo appeso con la testa in giù già una volta”.








