Roma, 5 lug. (askanews) – La stretta di Xi Jinping sul potere cinese entra in una fase nuova. Nel suo quattordicesimo anno alla guida del Partito comunista cinese, il leader 73enne si prepara al Congresso del 2027 con l’obiettivo di ottenere un quarto mandato da segretario generale e di prolungare il suo controllo sulla Repubblica popolare almeno fino agli anni Trenta. Ma per farlo sta smantellando uno dopo l’altro gli argini costruiti dopo Mao Zedong per evitare il ritorno al potere di un solo uomo.

Il quadro che emerge da Pechino è quello di un sistema sempre più concentrato attorno a Xi: purghe continue, promozione di fedelissimi, disciplina ideologica, controllo del dissenso interno e un culto della personalità che presenta il “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” come fondamento della rinascita nazionale. L’obiettivo dichiarato è fare della Cina una potenza capace di competere con gli Stati uniti sul piano economico, tecnologico e militare. Il prezzo, secondo diversi analisti, è una politica meno collegiale, meno permeabile alle correzioni e più esposta agli errori.

La campagna anticorruzione lanciata da Xi nel 2012 è ormai diventata molto più di una bonifica amministrativa. Ha colpito funzionari civili, apparati finanziari, imprese di Stato, ministeri e soprattutto l’Esercito popolare di liberazione. Negli ultimi anni sono stati rimossi o travolti da inchieste ministri degli Esteri, della Difesa e dell’Agricoltura, generali, regolatori e dirigenti pubblici. La scure è arrivata anche su uomini considerati vicini al leader.