Il presidente cinese Xi Jinping ha convocato in conclave gli oltre 200 funzionari di più alto livello del Partito comunista nel quarto Plenum del Comitato centrale che, fino a giovedì, dovrà tracciare la visione strategica del XV Piano quinquennale.
La sua copertura, dal 2026 al 2030, lo trasforma nella risposta mirata alle politiche del presidente americano Donald Trump, il cui mandato scade tra poco più di tre anni, mentre si intensificano le tensioni tra Cina e Usa.
Il senso d'urgenza di Xi è dettato dall'economia mandarina, stretta tra consumi asfittici, crisi immobiliare e deflazione radicata, quando le turbolenze esterne dei dazi e della guerra commerciale con Washington sono destinate a pesare di più. Uno scenario di cui il Pil cinese nel terzo trimestre ha dato una rappresentazione plastica: un rialzo annuo del 4,8%, in rallentamento sul 5,2% di aprile-giugno. Nei primi 9 mesi del 2025 la crescita è stata del 5,2%, tenendo Pechino in condizioni di poter centrare l'obiettivo ufficiale di "circa il 5%" per l'intero anno. Anche se, ha messo in guardia Goldman Sachs, "nei prossimi trimestri sarà ancora necessario un allentamento graduale e mirato per garantire crescita stabile e occupazione nel prossimo anno". Le ragioni della banca d'affari Usa sono presto spiegate: i dati di settembre hanno gettato ombre sull'ultimo scorcio dell'anno. I prezzi delle nuove case in 63 delle 70 città monitorate sono calati sul mese precedente, rispetto alle 57 di agosto. Le vendite al dettaglio sono salite del 3% dal 3,4% di agosto e al tasso più basso da novembre 2024. Gli investimenti in asset fissi si sono indeboliti per il sesto mese consecutivo: -0,5% a gennaio-settembre rispetto alla crescita dello 0,5% nei primi otto mesi, con la componente immobiliare a -13,9%. La disoccupazione nelle aree urbane si è attestata al 5,2%.







