Camminando per il centro di Atene ci si accorge velocemente della presenza di una nutrita comunità di cani che dormono all’ombra dell’Acropoli o attraversano il mercato di Monastiraki senza, apparentemente, appartenere a nessuno. Non corrispondono però all’immagine che di solito si associa ai cani randagi: hanno il pelo magari impolverato ma non malconcio, sono ben pasciuti, in certi casi decisamente sovrappeso, e si muovono attorno alle persone con familiarità. Molti portano un collare, perché non sono dei randagi veri e propri: sono cani di quartiere.
Sono cioè cani senza un proprietario e una casa ma sterilizzati, vaccinati e seguiti da qualcuno che se ne fa garante. Quasi sempre, i residenti del quartiere si occupano collettivamente di nutrirli e di controllare che stiano bene, e ci sono volontari o impiegati comunali che li portano dal veterinario e controllano che non si comportino in modo aggressivo. In certi casi diventano una sorta di mascotte.
La gestione dei cani di quartiere è una modalità che esiste in molte città grandi e piccole del mondo, dall’India alla Moldavia. Oltre che ad Atene se ne vedono per esempio a Bangkok, in Thailandia, accucciati davanti ai templi buddisti, e a Tbilisi, in Georgia, dove girano per il centro con una placchetta gialla sull’orecchio.










