Bari, 3 luglio 2026 – Hotel delle Nazioni, pomeriggio inoltrato. Così il governatore della regione Puglia, ing. Antonio Decaro: «Per portare il Freccia Rossa a Taranto ho dovuto cedere a un ricatto: un milione e mezzo di euro dei pugliesi per garantire un treno che colleghi Taranto a Roma. Sembra che un simile collegamento non sia ritenuto remunerativo, quindi viene considerato ‘servizio a mercato’. Se Taranto vuole il Freccia Rossa, se lo deve pagare». Nell’estate dei Giochi del Mediterraneo, Trenitalia valuta infruttuosa l’unica forma di collegamento veloce tra Taranto e Roma. Per ovviare sono serviti i soldi dei pugliesi, solidali – per mezzo del loro massimo rappresentante - con la città ionica. Questa stortura viene definita «ricatto» dal governatore Decaro. Che le parole siano importanti è noto e condivisibile.

Viene considerato «ricattatore» chi estorce denaro minacciando di causare danni alla sua vittima; definirlo, perciò, estorsore non è sbagliato. Anche chi manipola i sensi di colpa altrui, ricercando forme di lucro, è considerabile «ricattatore». Insomma, il governatore Decaro - al menagement di Trenitalia - difficilmente offrirebbe le sgagliozz’ di Bari Vecchia. Ai tarantini resterà, almeno, un treno stonato che partirà di mattina prestissimo e arriverà di sera tardi. Un treno che nessuno canterà, viste le premesse. Manca un Woody Guthrie che viaggi illegalmente sulle rotaie roventi e che racconti la dura realtà di chi lascia la sua terra alla ricerca di un lavoro. Gli Stati Uniti degli anni ‘30, quelli della Grande Depressione, sono simili al nostro Sud attuale, quello in cui la migliore gioventù pugliese è andata, per necessità, a lavorare e ad arricchire terre straniere. Per il folk singer americano, però, il treno rappresentava un simbolo di speranza e di riscatto sociale. Di riscatto, non di «ricatto»; come – invece - ha raccontato in pubblico il governatore Decaro.