Taranto resta fuori oggi dal Frecciarossa. Il collegamento è ripartito con capolinea a Metaponto, mentre resta aperto il confronto tra Puglia, Basilicata, Ministero delle Infrastrutture e Ferrovie dello Stato sul futuro della tratta verso la città ionica. Un nodo ferroviario e politico: riguarda il diritto alla mobilità di un territorio che chiede di non essere periferia. «Mi chiedo quale sia l’idea di questo Governo del sud, e lo chiedo anche ai rappresentanti politici del territorio, a quelli che in queste ore chiedono a me spiegazioni», afferma il governatore pugliese, Antonio Decaro, per poi fare una sorta di chiamata alle armi. «Andiamo tutti insieme a Roma a chiedere che il servizio a mercato sia a carico dello Stato dove l'infrastruttura è obsoleta e dove c’è bisogno di sostenere il territorio e non di affossarlo», propone.

«Qualche settimana fa ho scritto una lettera al ministro Salvini, chiedendo di spiegarmi il motivo per cui il collegamento ferroviario nazionale con il treno Frecciarossa tra Taranto e Roma deve pagarlo la Regione Puglia con 1,6 milioni. Perché i pugliesi e il sud devono pagarsi da soli i collegamenti nazionali, sottraendo risorse al trasporto regionale?», incalza l’ingegnere dell’Anas. «Scontiamo un’infrastruttura obsoleta, non avremo l'alta velocità, non abbiamo collegamenti diretti, per avere un diretto tra Bari e Napoli abbiamo aspettato una vita, ora addirittura un ricatto: se Taranto vuole essere collegata con Roma con un treno Frecciarossa, i pugliesi devono pagarselo da soli. 2 volte: prima con i fondi regionali e poi acquistando i biglietti», accusa il governatore.