Dopo la sofferta vittoria contro Capo Verde

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La rutina de lo extraordinario non è stata sufficiente. Per dirla più chiaramente e tutta, contro Capo Verde e quello spettacolare volo del pallone calciato da Lopes Cabral, Messi e l'Argentina hanno avuto bisogno di un tocco assassino di Borges per domare i rivali rivelazione e attendere con l'animo leggero del pericolo scampato l'appuntamento degli ottavi contro l'Egitto. Non sono nemmeno mancate velenose polemiche riservate all'arbitro Fischer e alla leggenda secondo cui la Fifa farebbe il tifo per l'Albiceleste e il suo profeta il quale continua a fare collezione di record. L'ultimo gioiellino di Miami, là dove vinse nel 2024 la coppa America, eseguito in un metro quadrato, spazio impossibile per chiunque tranne che per lui, è il settimo sigillo in questo mondiale, l'ottavo di fila durante le sue partecipazioni mondiali, 20 in totale collezionati in 30 presenze, cifre che offrono la dimensione spaziale del suo immenso talento.

Eppure uno come Messi ha sofferto e alla fine sbuffato pubblicamente per far capire che i precedenti facili facili contro Austria e Algeria avevano forse illuso la compagnia argentina. "Abbiamo dovuto fare uno sforzo enorme" il suo commento amarognolo, quasi un monito per qualche sodale, tipo Lautaro Martinez stregato per esempio dal portiere Vozinha che si è permesso il lusso di aspettarlo in area e aggirarlo in dribbling elegante dinanzi a un pubblico ammirato.