La formazione di Capo Verde scesa in campo contro l’Argentina.
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C’è qualcosa di profondamente patetico, per non dire grottesco, nel fegato amaro che è stato riversato sui media e su social durante la prima fase di questa elefantiaca Coppa del Mondo 2026. Sentire le critiche davanti a nazionali come Capo Verde o Curaçao, che vomitavano il solito ritornello stantio ("Noi a casa a guardare il soffitto e questi scappati di casa al Mondiale, che vergogna!") dà l’esatta misura del nostro analfabetismo in materia di ‘cultura sportiva‘.
Parliamoci chiaramente, senza filtri e senza la pretesa di fare sconti a nessuno: chi ha usato la presenza di queste piccole realtà per alimentare il proprio livore, dimostra di avere la testa vuota e il cuore pieno di veleno. La verità che nessuno ha il coraggio di ammettere è che l'Italia non è stata "scippata" da Capo Verde o da Curaçao. La selezione azzurra è stata eliminata tra la presunzione e un declino strutturale che dura da anni. Pretendere che il resto del pianeta si fermi a piangere sulle nostre macerie, o che i Mondiali debbano essere riservati per diritto divino a chi ha quattro stelle sul petto è pura follia egoriferita. L’Italia in una delle ultime uscite ufficiali. La lezione di dignità delle "piccole" che tanti in Italia non vogliono capire Mentre in Italia si faceva ironia da bar sul valore di questi ragazzi eccezionali, il campo, che resta l'unico giudice supremo, raccontava una storia completamente diversa. Capo Verde è andato a un passo da quella che sarebbe stata la più grande, epica e clamorosa impresa della storia dei Mondiali, costringendo l'Argentina a sputare sangue fino all'ultimo secondo. Questi "intrusi", come li hanno definiti i nostalgici del calcio che fu, sono rimasti imbattuti nei tempi regolamentari contro Spagna, Uruguay e i campioni in carica della Seleccìon di Messi.














