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Alessio Cozzolino

Un gruppo internazionale guidato dal Politecnico di Milano ha sviluppato una tecnica che, con la luce, potrebbe evitare l'abbattimento di centinaia di milioni di pulcini maschi in Europa

La dura legge dell'allevamento di galline è questa: i pulcini maschi non sono abbastanza redditizi da meritare di sopravvivere. Crescono troppo lentamente e non possono deporre uova. Ecco perché soltanto in Europa 300 milioni di esemplari vengono ogni anno abbattuti, triturati o gassificati subito dopo la nascita. È il bilancio di una pratica ancora diffusa nell'industria avicola, ma che in Italia diventerà illegale a partire da dicembre. A contribuire al suo superamento potrebbe essere un metodo non invasivo per analizzare il contenuto delle uova descritto in uno studio pubblicato lo scorso mese sulla rivista Newton di Cell Press.

La luce come strumentoFacendo attraversare le uova da brevissimi impulsi di luce visibile e infrarossa, gli autori della ricerca hanno scoperto che i fotoni, i "pacchetti" elementari di luce, possono restare intrappolati all'interno del guscio e percorrere fino a due metri in uno spazio di appena quattro centimetri. Un risultato inatteso. «Due metri rappresentano un cammino ottico molto lungo, difficilmente eguagliato da altri materiali naturali», commenta Vamshi Damagatla, primo autore e post-doc al Politecnico di Milano. In questi casi, i fisici parlano di fenomeno della sfera integratrice: una superficie riflettente, ovvero il guscio dell'uovo, intrappola la luce al suo interno e impedisce ai fotoni di disperdersi in modo rapido. Ciò si traduce in vantaggi concreti. «In questo modo aumenta la sensibilità della misura e possiamo osservare meglio l'evoluzione dell'embrione», spiega al Corriere Antonio Pifferi, professore di Fisica sperimentale al Politecnico di Milano e coautore del lavoro insieme alla collega docente Ilaria Bargigia.