Immaginate un laboratorio di Medicina della riproduzione enorme, 10 metri per 5, con tante macchine in fila. E immaginate che siano quelle sei stazioni diverse – una volta inseriti gli ovociti e gli spermatozoi di una coppia – a selezionare i gameti che, secondo l’analisi dell’Intelligenza artificiale, hanno le migliori chance di essere più performanti per creare un embrione, che poi un’altra macchina proceda con la tecnica prescelta, Icsi o Ivf che sia, fino ad arrivare all’embrione, che poi viene analizzato e osservato in time lapse, congelato e stoccato in un freezer in attesa di utilizzo. Circa duecento passaggi precisi e ben stabiliti, che possono essere interamente svolti da più macchine che, insieme, costituiscono un vero e proprio laboratorio di embriologia.
Fantascienza? Mica tanto, la prima clinica a utilizzare questo sistema sarà negli Stati Uniti, a Malton, nel 2027: domani, per la scienza. E questo grazie a un accordo tra Ivi Rma Global, organizzazione leader mondiale nelle cure per la fertilità, e Conceivable Life Sciences, azienda pioniera di robotica e applicazioni di Intelligenza artificiale nei setting clinici di fertilizzazione in vitro, che definisce la sua piattaforma Aura degna di ricevere un premio Nobel. Obiettivo dichiarato: trasformare il futuro della medicina riproduttiva, massimizzare i costi, aumentare l’accesso alle tecniche di medicina della riproduzione, far nascere più bambini in un mondo inesorabilmente avviato verso l’infertilità. Un mondo dove le macchine aiuteranno gli umani a fare più figli. O almeno ci proveranno: oggi, grazie alla piattaforma Aura di Conceivable Life Sciences, sono già nati 30 bambini e sono state ottenute 60 gravidanze.









