Dal 19 luglio il settore della moda imbocca con decisione la via della sostenibilità: entra in vigore il divieto di distruggere l’invenduto previsto dal nuovo regolamento europeo sull’Ecodesign.

L’impatto atteso è duplice: "nel breve periodo un aumento della pressione sulle scorte, ma nel medio-lungo periodo l’obiettivo è quello di migliorare la pianificazione e orientare in modo più razionale la produzione", osserva Emanuela Prandelli, professoressa associata del Dipartimento di Management e Tecnologia e LVMH Associate Professor of Fashion and Luxury Management alla Bocconi, intervistata da ANSA.

Fast fashion e alta gamma affrontano sfide differenti, ma il fulcro resta la gestione degli stock: "per i primi è soprattutto un tema di pianificazione, per evitare la sovrapproduzione e i costi economici e ambientali che ne derivano; per gli altri si aggiunge anche il problema di proteggere l’immagine e la desiderabilità del brand, che spesso sono ancorate alla scarsità del prodotto", sintetizza Prandelli.

Le nuove misure, al momento rivolte solo alle grandi imprese (dal 2030 saranno coinvolte anche le medie, mentre le piccole restano escluse), promuovono riutilizzo e riciclo per arginare i rifiuti, ridurre i danni ambientali e garantire condizioni di concorrenza eque.