L'Editoriale
Sabato 04 Luglio 2026
MONDO. «Pompiere» in una casa in fiamme, «servo sciocco» di Trump, «custode di un guscio vuoto»: si possono sprecare gli epiteti riversabili sul Segretario generale della Nato, Rutte, che – in sintonia con i Mondiali di calcio in corso – sembra un portiere cui arrivano tiri in porta da mille direzioni e si produce in grandi parate, vanificate però dagli autogol del suo stesso capitano.
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Per blandire il presidente americano e preservare la propria rilevanza, pochi giorni fa alla Casa Bianca l’ex premier olandese s’è lanciato in una difesa del contributo europeo durante la guerra in Iran che ha messo in grave imbarazzo non soltanto il governo Meloni, ma altre Cancellerie europee che avevano preso le distanze da un conflitto quantomai impopolare presso le opinioni pubbliche continentali. La battaglia di Rutte, seppure comprensibile per salvaguardare l’unità occidentale, si scontra con verità incontrovertibili: Trump e il suo vice presidente, Vance, guardano con evidente fastidio al modello di società europea fatta di welfare state, regolamentazione dei mercati, valori umanistici e sostanziale imbrigliamento degli «spiriti animali» del mercato da parte dello Stato. Anche di fronte ad un evidente sforzo di allargare le spese per la Difesa di molti governi, il giudizio – da tempo sedimentato al Pentagono – vede i Paesi europei in un ritardo incolmabile dal punto di vista di tecnologie applicate ai teatri di guerra e di un contributo reale irrilevante in un eventuale conflitto da sostenere insieme.















