Il cuore pulsante del primo giorno di vertice Nato è il forum sulla Difesa. Ministri, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, commissari, amministratori delegati delle grandi industrie, europee e americane. A dare le carte, centellinando gli annunci, è il segretario generale Mark Rutte. Che ha una missione: unire i puntini della domanda, dare visibilità all'assetto transatlantico evitando al contempo frammentazione e protezionismi. "Per affrontare le sfide - afferma dal palco - abbiamo bisogno di una rivoluzione industriale del settore, il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito".
Il messaggio è sempre lo stesso ma ad Ankara viene amplificato: i soldi ci sono, serve cooperazione, mettere a terra i contratti, investire sulle linee di produzione, avere coraggio e piantarla con la logica del giardinetto. Perché la Nato è Nord America più Europa, solo così si batte Russia, Cina e addentellati vari. Il forum serve allora come piattaforma per mostrare i muscoli, aggregando per la verità iniziative non proprio nuovissime a intese, invece, di grande impatto. Si va dai droni ai ricognitori Triton di ultima generazione, dal rinnovo della flotta di AWACS della Nato (addio a Boeing, largo a Saab con il suo GlobalEye: 10 velivoli per un controvalore di 12 miliardi di dollari) a missili, munizioni di artiglieria e contraerea. In tutto - sottolinea un funzionario alleato - si parla di "almeno 50 miliardi" di biglietti verdi. Ma è un calcolo probabilmente parziale, destinato a crescere. Solo l'iniziativa sul contrasto ai droni ne cuba 40 aggiuntivi nell'arco dei prossimi cinque anni, con l'intenzione di quintuplicare l'addestramento degli operatori entro la fine del 2027. La vera novità sta nella dimensione transnazionale, con appalti congiunti spalmati su diversi Paesi. Tra le pietanze forti si segnala lo studio di fattibilità per aumentare la produzione in Europa dei missili AMRAAM dell'americana Raytheon, che lega Belgio, Canada, Germania, Finlandia, Norvegia, Olanda e Regno Unito, e la lettera d'intenti per un centro di manutenzione missili PAC-3 Patriot della Lockeed Martin, con Germania, Olanda, Polonia, Svezia, USA. Non solo. Secondo Rutte la cooperazione tra aziende americane ed europee permetterà la produzione e la manutenzione di carri Abrams, missili ATACMS e sistemi Stinger direttamente nel Vecchio Mondo. Con buona pace dei francesi, che vorrebbero sostenere il 'made in Europe' il più possibile. "La torta sta diventando talmente grande che ci sarà spazio per tutti", commenta una fonte diplomatica alleata. Il forum però ha ospitato anche il discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che viene ancora accolto come una rockstar dopo anni di guerra. Ai delegati ha chiesto di "sostenere" la richiesta di poter avere le licenze di produzione degli intercettori Patriot. La logica è semplice: non ce ne sono abbastanza, l'Ucraina potrebbe produrli a basso costo per sé e per l'Europa, che ha disperatamente bisogno di una difesa aerea autonoma. Kiev ha dimostrato di saper fare miracoli e Zelensky si è concesso uno scatto d'orgoglio. "Nessun altro Paese al mondo ha le nostre capacità di difendersi dai droni d'attacco, come gli Shahed russi, arriviamo a oltre il 90% delle intercezioni. Credete davvero che abbia senso che un Paese così, con gente così, debba restare fuori dalla Nato? Con noi dentro la Nato sarebbe più sicura".










