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Una bufera. In un bicchier d’acqua. Le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte nel giorno del colloquio con Donald Trump a Washington e del summit degli «E5» a Berlino in preparazione del vertice di Ankara del 7 e 8 luglio, hanno sollevato un polverone ridotto, poi, a granelli di sabbia. In un’intervista a Fox News il numero uno dell’Alleanza atlantica ha fornito dei dati delle operazioni militari degli Stati Uniti in Iran effettuate con il supporto Nato, certamente nell’auspicio di mitigare l’idea fissa del presidente Donald Trump sul «tradimento» degli alleati occidentali, «colpevoli» di non aver dato supporto a Washington in una missione così delicata. Nel parlare Rutte ha fatto l’esempio dell’Italia: «500 aerei statunitensi sono decollati da basi americane in Italia per supportare l'operazione. Si tratta di un contributo enorme», sostiene il segretario generale, chissà forse pensando anche di contribuire a smorzare i toni degli ultimi attacchi del capo della Casa Bianca contro la premier Giorgia Meloni. Una "finezza" diplomatica tuttavia che mal si accosta alla piccola sinistra nostrana che come da programma delle più comuni sagre di paese dà fiato alle trombe.














