Tira aria di pessimismo a Mosca e dintorni. A scriverlo è il quotidiano economico Kommersant, ormai unica fonte di notizie che non hanno necessariamente la bollatura dell’ufficio per la propaganda del Cremlino. La prima conseguenza è la rinuncia ai viaggi, e non è cosa di poco conto per i discendenti di Tolstoj. Prima della guerra con l’Ucraina i russi si riversavano in massa nel nostro paese, attirati dallo shopping conveniente (oltre che dal fascino del Bel Paese), tanto che in località come Rimini il cirillico faceva ormai parte del panorama visivo cittadino. Ma anche nel resto del mondo si incontravano tanti cittadini della Federazione Russa, anche in luoghi piuttosto selettivi, come sperdute isole asiatiche, o difficili aree di paesi africani.

Ora, tutto questo è un ricordo. Con l’estate 2026 è sancito il crollo del turismo russo, sia interno che esterno. A raccontarlo è un articolo di Kommersant del 2 luglio, a firma di Alexandra Mertsalova, che richiama l’esito di un sondaggio condotto da Romir (un centro di ricerca indipendente russo, specializzato in ricerche di marketing e sociologiche), secondo il quale un 36% dei russi sta rinunciando alle vacanze, diminuendone la frequenza. Va detto però che anche altre risposte sono scoraggianti: un 23% ha dichiarato di scegliere vacanze più economiche, mentre un 6% punta a far durare di meno i viaggi, e solo un 23% afferma che non è cambiato l’approccio alle vacanze rispetto allo scorso anno. La percentuale restante non ha saputo rispondere, forse perché aveva altri pensieri piuttosto che le partenze.