Bar e ristoranti affollati, file ai teatri, aerei e treni pieni: dopo quattro anni di guerra Mosca e le altre grandi città russe sembrano essersi abituate alla nuova realtà.
Un'atmosfera lontana anni luce da quella cupa dell'autunno 2022, ai tempi della mobilitazione militare parziale che indusse molti uomini a sparire dalle strade per paura di essere arruolati a forza e mandati al fronte.
Certo, l'aumento dei prezzi colpisce i consumatori e il tasso di sconto alle stelle penalizza le imprese che vorrebbero investire. Ma, secondo i sondaggi più attendibili, il sostegno alle truppe al fronte rimane forte e la fiducia nei negoziati scarsa. Al punto che la maggioranza è convinta che le ostilità non finiranno nemmeno quest'anno.
Secondo l'autorevole centro statistico Levada, bollato dalle autorità come "agente straniero", tra i russi si è creata una certa assuefazione al conflitto. Non più del 45% della popolazione, secondo questa fonte, lo segue con attenzione. Ma ciò non toglie che il 76% del campione dichiari di sostenere le azioni delle truppe in Ucraina. E' vero che il 61% reputa necessario arrivare ad una soluzione negoziata del conflitto.
Ma è diffusa la sfiducia nelle attuali trattative: solo un terzo pensa che le ostilità cesseranno entro un anno. Comunque, solo uno su cinque pensa che Mosca dovrebbe fare più concessioni a Kiev e all'Occidente. E una significativa quota del 59% ritiene che se la guerra dovesse andare ancora molto per le lunghe, la Russia dovrebbe innalzare il livello dello scontro usando anche "nuovi tipi di armi".








