Il bambino ha consegnato a Leone XIV un pallone di carta durante la visita sull’isola: "Qui parlano i gesti più delle parole"
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
"Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma". Comincia così la lettera che il piccolo Leo ha consegnato a Papa Leone XIV nel momento più simbolico della visita del Pontefice a Lampedusa. Insieme al foglio, il bambino ha portato anche un pallone di carta.Leo ha affidato a quelle righe la memoria del suo arrivo sull’isola e di quel gesto semplice che, dieci anni fa, riuscì a fermare il suo pianto. Nella lettera ha ricordato che smise di piangere soltanto quando gli regalarono un pallone fatto di carta: "Da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho smesso di giocare. Spero tanto che questa palla possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo".È stata questa immagine ad aprire la giornata di papa Leone XIV a Lampedusa, tappa simbolica per rilanciare anche dall’isola il suo messaggio a favore dell’accoglienza e della dignità umana. Un messaggio che il Pontefice aveva già portato, meno di un mese fa, nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria. Il Papa ha varcato a piedi, da solo, la Porta d’Europa, volgendo lo sguardo verso il mare. Subito dopo si è recato al cimitero dell’isola, dove ha deposto una corona di fiori sulle tombe senza nome segnate dalla croce di legno. In ginocchio, Prevost si è fermato a pregare silenziosamente per i migranti morti in mare.Nel suo primo intervento sull’isola, papa Leone ha spiegato di non essere arrivato "per fare tanti discorsi", ma per celebrare l’Eucarestia. "Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore", ha detto, indicando l’obiettivo di costruire "un mondo di oggi e di domani più umano, per tutti".










