Oltre 150 testimoni, due cambi di giudici, rinvii, l’interruzione dovuta al Covid. Così rischia di morire nelle aule di giustizia di Trani il processo che avrebbe dovuto accertare la responsabilità di sei presunti caporali dopo l'inchiesta avviata per la morte di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina deceduta a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015 e diventata simbolo della lotta allo sfruttamento nelle campagne. Come raccontato dalla Gazzetta, nelle motivazioni della sentenza d’appello che ha assolto l’imprenditore Luigi Terrone dall’accusa di omicidio colposo, la Corte ha bacchettato gli inquirenti tranesi per le indagini condotte e per l’impostazione delle accuse, ma non solo: i giudici di secondo grado, presieduti da Roberto Oliveri del Castillo, hanno evidenziato come questo secondo procedimento sui caporali, a distanza di sette anni, non sia ancora arrivato nemmeno a una sentenza di primo grado. L’inchiesta che portò nel 2017 agli arresti di sei persone con l’accusa di caporalato, per aver sfruttato donne e uomini nei campi, è giunta due anni dopo al rinvio a giudizio che ha dato il via al dibattimento di primo grado: «Il segmento procedimentale relativo alla Infor Group (agenzia interinale che offriva braccianti agli imprenditori e che al momento è costituita parte civile, ndr) appare essere pendente dal lontano 2019 presso il Tribunale di Trani, senza - specifica la Corte - che siano noti ulteriori aspetti processuali».
Caporalato, rischia di morire nelle aule di giustizia di Trani il processo per la morte della bracciante Paola Clemente
Gli avvocati Vinci e Petrone: così si va verso la prescrizione. La bracciante agricola tarantina morì a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015.







