L’autopsia effettuata a distanza di 40 giorni ha impedito di individuare con certezza le cause della morte di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina deceduta a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015 e diventata simbolo della lotta al caporalato, e quindi anche di comprendere se le omissioni del suo datore di lavoro possono aver contribuito al tragico epilogo. È quanto, in estrema sintesi, ha scritto la Corte d’Appello di Bari nelle motivazioni della sentenza con la quale a febbraio scorso ha confermato l’assoluzione di Luigi Terrone, l’imprenditore agricolo accusato di omicidio colposo.

Nelle 15 pagine depositate alcuni mesi fa, ma rimaste finora sconosciute, il collegio di magistrati presieduti dal giudice Roberto Oliveri del Castillo, ha sostanzialmente bacchettato le scelte della Procura di Trani non solo rispetto all’esame autoptico sul corpo, ma anche per alcune scelte procedurali che hanno portato alla prescrizione le violazioni contestate all’imputato e persino i tempi eccessivamente lunghi della giustizia su questa vicenda.

Procedendo per gradi, la Corte ha innanzitutto censurato il fatto che l’accertamento sulle cause della morte sia stato fatto dopo oltre un mese e quindi attraverso la riesumazione della salma: «Non essendo intervenuto un accertamento autoptico in tempi congrui, ovvero in 24/48 ore (ma ben 40 giorni dopo la morte, con riesumazione della salma della povera signora Clemente) per accertare l’esatta causa della morte, è impossibile stabilire se la sindrome coronarica acuta intervenuta a danno della Clemente fosse di tale entità da rendere inutili i soccorsi pur laddove tempestivamente attivati, o viceversa se il ritardo ha avuto una efficacia causate nello svolgimento degli eventi e in caso di soccorso tempestivo l’evento sarebbe stato scongiurato». Insomma, come ha chiarito in aula il medico legale Antonio Dell’Erba lo stato in cui si trovava il corpo dopo 40 giorni, «non ha consentito un accertamento in termini on certezza circa la localizzazione dell’infarto», un elemento che avrebbe permesso di chiarire «la tempistica necessaria ai soccorsi e la loro utilità»...