La Spezia – Così si dipinse nel 1520 il pittore Jacopo Carucci, in arte Pontormo, utilizzando una tegola in terracotta di piccole dimensioni. In quei 51.5 per 37 centimetri si concentra ancora adesso il suo talento, attraverso il quale ha consegnato alla storia il suo volto, diventato l’icona identitaria del Museo Lia. Così si è ritratto nel 2026 Gionata Gesi, in arte Ozmo, lo street artist di fama internazionale al quale il Comune della Spezia ha commissionato la rilettura di quattro classici, nel trentennale del museo. Si intitola “Ozmo x Lia 30”, la mostra. Propone l'attualizzazione dell’autoritratto del Pontormo, del San Martino attribuito a Raffaello, della testa di Apollo in marmo greco romana e della maestosa Madonna del Soccorso del Ciampanti. Questi rimarranno per sempre. Ci sono poi 48 pezzi che Ozmo ha portato temporaneamente da Parigi, dove vive. Non ha mai condiviso la posizione di altri artisti “urban” che non vogliono esporre in musei o gallerie. Spezia gli ha spalancato il Lia e l’artista ha apprezzato, definendo “coraggioso” il sindaco Pierluigi Peracchini.
L'autoritratto di Ozmo
Ozmo apprezza l’arte classica, alla quale si ispira, contaminandola con fumetti e altri linguaggi. Chissà cosa direbbe il Pontormo, potesse osservare le due opere in dialogo, 506 anni dopo aver dipinto se stesso. Era un artista ribelle e scontroso. Lo stesso Vasari lo ammirava, ma lo riteneva bizzarro nello stile, troppo moderno, e nel carattere, poco social. Carucci si rifugiava in una stanza cui accedeva con una scala, che ritirava dopo essere salito, per non essere disturbato. Come i lericini antichi che a Barbazzano usavano questo stratagemma per difendersi dai pirati.








