Dopo la notizia del furto di 80 fiale di fentanyl dall'ospedale Israelitico di Roma è cresciuta la preoccupazione per la diffusione della sostanza nelle piazze di spaccio della Capitale e non solo. Ma perché fa così tanto paura? Perché si tratta di uno dei più potenti oppioidi sintetici in circolazione. Viene impiegato nella pratica clinica come analgesico e come anestetico. Come la morfina, è un farmaco utilizzato, sotto strettissimo controllo medico, per trattare il dolore in forma grave, specialmente in chirurgia, traumatologia e oncologia. Una sostanza dunque nata per scopi medici, ma che fa gola a spacciatori e consumatori.

Negli anni è diventata molto richiesta anche nel mercato illegale, ma il suo utilizzo distorto può comportare effetti gravissimi sulla salute, fino alla morte. «È estremamente potente, molto più dell'eroina. Per chi non lo ha mai assunto il rischio di overdose è elevatissimo: anche al primo utilizzo può avere conseguenze letali», afferma Massimo Barra, tra i primi medici in Italia a occuparsi professionalmente delle tossicodipendenze e fondatore, nel 1976, di Villa Maraini a Roma.Per quanto il consumo in Italia sia ancora molto limitato, la diffusione del fentanyl tra le piazze di spaccio del Paese non è da sottovalutare. Specialmente dopo il colpo avvenuto nella Capitale. Nulla di paragonabile all'emergenza che stanno vivendo gli Stati Uniti, ma casi di sequestri (seppur minimi) si sono registrati anche nelle operazioni delle forze dell'ordine italiane. Fiale o pasticche che arrivano nelle piazze di spaccio dopo essere state «sottratte da farmacie e cliniche», come spiega il Ministero dell'Interno nella Relazione Annuale a cura della Direzione centrale per i servizi antidroga. Ospedali e farmacie sono quindi tra le principali "fonti" di approvvigionamento dell'oppioide sintetico che in America ha ucciso decine di migliaia di persone. I malviventi rubano le dosi e poi le vendono in strada, tramite i soliti pusher e galoppini, oppure le commercializzano sul dark web. Prodotto illegalmente, il fentanyl è disponibile sul mercato in diverse forme: fiale, pasticche, spray nasali e colliri. Commercializzate non solo su siti internet "specializzati", ma anche attraverso i canali social.È proprio internet infatti il mezzo più usato per vendere questo tipo di sostanza che viene recapitata direttamente a casa dell'acquirente in «piccoli plichi postali anonimi». Un mezzo che garantisce l'anonimato sia per chi compra sia per chi vende la «droga degli zombie». È così che viene chiamato il fentanyl per via degli effetti che provoca sul corpo umano. Le persone diventano simili a zombie, come dimostrano anche i terribili video che circolano sui social negli Stati Uniti. Immagini spaventose che hanno spinto i produttori cinematografici a farci serie e film.Il mix Una droga che però non viene venduta esclusivamente da sola. Gli investigatori, infatti, grazie a sequestri e analisi dei canali di approvvigionamento hanno evidenziato che «le combinazioni eroina-fentanyl, nonché con altri oppioidi appartenenti ai nitazeni, iniziano ad essere disponibili nei mercati darknet». Sostanze mixate in laboratori illegali dislocati un po' ovunque. «A differenza della cocaina o dell'eroina che sono prodotte in zone geografiche ben definite, le droghe sintetiche possono essere realizzate ovunque, in laboratori clandestini che vanno dalla semplice cucina di dimensioni ridotte al laboratorio su scala industriale», si legge ancora nella Relazione. Vengono prodotte e poi rivendute ai migliori offerenti. Attività illecite che potrebbero estendersi nel momento in cui i gruppi criminali cominciassero a intravedere nuove opportunità di guadagno in questo mercato. Niente allarmismi dunque, ma massima attenzione. Quello sì. Perché i numeri che arrivano dagli Stati Uniti sono impressionanti. Lì il potente oppioide sintetico viene venduto soprattutto «sotto forma di pillole false, che negli ultimi tempi hanno determinato una vera e propria "epidemia da oppioidi anche con quasi 100.000 vittime l'anno"». Gli «esiti letali» infatti si hanno «già a dosi quantitativamente impercettibili».