Da “Confessions II” di Madonna ad Amrica Inc. di Gianna Nannini e Marracash, passando per La Niña, Rovazzi, D’Angelo e Arisa, HÅN e Tormento, tra gli altri: le recensioni di singoli e album della settimana.

Madonna, Marracash e Gianna Nannini

Quando l’estate comincia a sembrare più “vera”, si pensa che i giochi musicali siano chiusi: ne riparliamo a settembre, come si dice. Difetto di fabbrica di un sistema di promozione costruito intorno alle vacanze dei pubescenti in anni scolastici, mentre tutte le statistiche sull’ascolto musicale riflettono una realtà demografica ben conosciuta: siamo un Paese vecchio che non è ancora in ferie. Un Paese che non deve cedere alle ultime narrazioni di un mainstream in caduta libera: le classifiche e i numeri sono solo oggetti da manipolare per vincere una scommessa su quelle piattaforme di “prediction market” che dovrebbero salvare lo sport, l’editoria, forse anche il gambero del Lago di Pilato. Così è emerso dall’indagine di Wired (edizione americana, quella italiana ha ingiustamente chiuso i battenti, RIP) che rivela come dietro il numero 1 (poi corretto in numero 4) della canzone "earrings" di Malcolm Todd nella Top 50 USA di Spotify ci sia stata la manovra di alcuni scommettitori di Kalshi, che avrebbero comprato stream artificiali per pompare la canzone e vincere così una scommessa sulle canzoni che avrebbero raggiunto il primo posto sulla piattaforma. Come ipotizzavamo in altri episodi di questa rubrica, le classifiche hanno finito di significare qualsiasi cosa per la nostra cultura condivisa, e restano solo come simulacri di un tempo perduto sopra i quali i più cinici del mercato pasteggiano da soli.