di
Benedetta Sangirardi
In cima alla lista amare i genitori ed essere loro grati. Secondo l'educatore, per costruire una relazione sana, deve valere la «legge della reciprocità»: la serenità di una famiglia non si costruisce solo sulla fatica degli adulti
«Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune». Con questa frase tratta dai I promessi sposi di Alessandro Manzoni, lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli chiude il suo nuovo libro Anche i figli hanno dei doveri (Mondadori), perché descrive con precisione lo stato della cultura educativa di oggi. Il buon senso dei genitori esiste ancora, ma fatica a manifestarsi. Poli ribalta la narrativa più comune sull’educazione: è ovvio che i genitori abbiano doveri verso i figli — accudirli, proteggerli, sostenerli è diventato il centro esistenziale della genitorialità - ma occorre osservare anche un nuovo punto di vista cruciale, cioè i doveri che i figli hanno verso chi li ha cresciuti. «La cultura contemporanea insiste moltissimo sui diritti dei più giovani: il diritto a essere ascoltati, compresi, accolti in ogni sfumatura emotiva. Ma la legge della reciprocità, quella per cui le relazioni sane si costruiscono su uno scambio, non su un flusso a senso unico, sembra essersi smarrita lungo la strada» spiega l’autore.







