di

Pierpaolo Lio

Pasquale Lamberti sarebbe stato ucciso, e il suo corpo fatto sparire. La mente dell’omicidio sarebbe stato Claudio Angelo Mancini collegato alla cosca ‘ndranghetista dei Morabito-Bruzzaniti

«Se parlo io li mando tutti in galera». Pasquale Lamberti voleva denunciare tutto. E tutti. L’imprenditore brianzolo 70enne, sparito nel nulla esattamente cinque anni fa, il 3 luglio del 2021, s’era sfogato con i familiari. Voleva raccontare come era stato «spogliato» delle sue aziende da quegli stessi personaggi che in quei giorni lo terrorizzavano. Perché, a quel punto, in ballo c’erano più che i soldi. «La mia vita è in pericolo», è l’appunto lasciato sul cellulare pochi giorni prima di svanire. «Io, Pasquale Lamberti, scrivo queste due righe per denunciare un’eventuale mia scomparsa», proseguiva elencando nomi di persone che «detengono tutto il mio patrimonio». Concludendo con l’avvertimento: «Se leggi questo messaggio vuol dire che io non sono tornato».

Cinque anni fa dell’imprenditore si persero le tracce. Rimase solo l’auto, una Range Rover «Evoque», ritrovata parcheggiata a Besate, nell’hinterland milanese. Per i carabinieri del nucleo investigativo di Milano, che stanno conducendo le indagini coordinate dalla pm Simona Ferraiuolo della Dda, Lamberti sarebbe stato ucciso, e il suo corpo fatto sparire. La mente dell’omicidio sarebbe stato Claudio Angelo Mancini, 61enne originario della provincia di Campobasso, una sfilza di precedenti alle spalle, omicidio compreso, e collegato alla cosca ‘ndranghetista dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo, in carcere da un anno con l’accusa di bancarotta e altri reati tributari per un’indagine bresciana nata proprio come «costola» dell’inchiesta sulla sparizione di Lamberti.