Un’inarrestabile valanga gialla. L’Aquila ha vinto. L’Aquila ha stravinto, l’Aquila ha spezzato una maledizione lunga 34 anni. C’è voluto un grande cavallo come Diodoro, c’è voluto un super fantino come Tittia, c’è voluto soprattutto un popolo mai domo, mai depresso, mai disposto ad arrendersi. C’è voluta anche una contrada sempre speranzosa, sempre ottimista anche nei momenti peggiori e sempre affamata di quel cencio che sembrava proprio non arrivare mai.
Generazioni sono passate con il ricordo sempre meno nitido di quel brivido caldo, di quel nerbo alzato in segno di liberazione di quegli abbracci belli, forti e sudati che sembrano fermare il tempo. Quel 3 luglio del 1992 solo chi ha sfondato abbondantemente i quarant’anni lo ricorda con lucidità. Era il 3 a causa di una carriera rimandata per pioggia ed era un venerdì proprio come in questo 2026. Per gli amanti delle cabale un piccolo segnale perchè quello bello grande lo aveva dato la sorte lo scorso 29 giugno con l’assegnazione di Diodoro, e subito dopo la dirigenza portando nel Casato il grande Giovanni Atzeni detto Tittia. Poi tutto è sembrato essere veramente in discesa fino a ieri pomeriggio, l’ora del meritato trionfo su tutto e tutti.









