di
Alan Conti
Bolzano, già una decina gli esemplari ricoverati presso il Centro per il recupero dell'aviofauna. Il racconto della veterinaria: «Nidificano nei sottotetti che diventano incandescenti, i piccoli scappano senza saper volare»
Non cadono per errore. Si lanciano nel vuoto nel disperato tentativo di sfuggire a un nido diventato ormai un forno. O, per raccontarla in modo più drammatico ma sicuramente veritiero, in una trappola mortale. È uno degli effetti meno conosciuti ma più drammatici dell’ondata di caldo che sta investendo l’Alto Adige (oltre all’Italia in generale) e che in questi giorni sta mettendo in difficoltà anche la fauna selvatica. Al Crab (il Centro di recupero avifauna di Bolzano) sono già dieci i giovani rondoni ricoverati contemporaneamente dopo essere precipitati dai nidi: un numero destinato con ogni probabilità ad aumentare se le temperature resteranno così elevate. Per avere un raffronto è raro che siano più di uno o due i rondoni seguiti durante la stagione estiva in periodi con temperature nella media.
Il nido diventa una trappola«Con il caldo arrivano moltissimi piccoli rondoni – spiega la veterinaria del centro Anna Sturaro – perché i sottotetti, dove la specie spesso nidifica, diventano letteralmente incandescenti e i pulli, pur di sfuggire a temperature insostenibili, si buttano fuori dal nido prima del tempo. È la loro unica via d’uscita. Il problema è che non sono ancora in grado di volare e finiscono inevitabilmente a terra. Dove un rondone non dovrebbe stare mai. Anche da adulto perché questo uccello è interamente progettato per fare tutto in volo, persino dormire. Le sue zampe sono corte e tozze: inadatte a riprendere il volo una volta atterrato».










