di
Alessandro Sala
Inaugurato il primo centro di riproduzione e di sosta a sud delle Alpi. In Italia la specie è minacciata dal bracconaggio, ma è uscita dalla condizione di «pericolo critico». Entro il 2028 saranno 360 gli esemplari che migreranno sulle nostre teste
DAL NOSTRO INVIATO CAPRINO VERONESE (Verona) - Il panorama è spettacolare, i vicini di casa - dei tritoni crestati che hanno preso possesso del piccolo stagno lì accanto - non disturbano e sono anch'essi ospiti speciali. Con i prossimi che arriveranno, le api mellifere destinate alle arnie nel giardino sul retro e si sa già che pure con loro non avranno problemi. C'è anche una speciale sentinella a vegliare su di loro: il platano di San Martino, il più grande d'Italia con i suoi 25 metri di altezza e i 15 di circonferenza del tronco, una delle meraviglie botaniche del nostro Paese, che viene chiamato anche il «platano dei bersaglieri», perché si dice che nel 1937 tra le sue fronde si nascosero 100 soldati durante una operazione militare.
I sei esemplari di ibis eremita arrivati nelle settimane scorse a Caprino Veronese, alle pendici del Monte Baldo, provenienti dalla Bassa Sassonia, sembrano trovarsi a loro agio nell'«albergo» realizzato appositamente per loro in questo angolo di campagna che già prova a diventare montagna. Che per adesso è la loro nuova casa e anche un po' «alcova», ma che è destinato a diventare un luogo di sosta e di riposo durante le migrazioni di questa iconica specie che, dopo essere stata portata sull'orlo dell'estinzione, si sta faticosamente cercando di reinserire in natura.







