Nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Machiavelli scrive: «Quegli che disegnono che una città faccia grande imperio, si debbono con ogni industria ingegnare di farla piena di abitatori; perché, sanza questa abbondanza di uomini, mai non riuscirà di fare grande una città».
E continua che si può conseguire lo scopo «tenendo le vie aperte e sicure a’ forestieri che disegnassono venire ad abitare in quella, acciocché ciascuno vi abiti volentieri».
Brillante esempio di tale pratica fu l’antica Roma, che non solo accolse benevolmente i forestieri e nel 212 estese la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi dell’impero, ma contò fra i suoi migliori imperatori spagnoli come Traiano e Adriano, libici come Settimio Severo e dalmati come Diocleziano.
Se ci chiediamo quale sia oggi la nuova Roma possiamo solo rispondere: gli Stati Uniti. È in buona parte un regalo dei nostri (dico «nostri» perché sono anch’io un forestiero che è diventato cittadino) fratelli neri: fu per garantirne i diritti, infatti, che nel 1868 venne ratificato il quattordicesimo emendamento, in base al quale chiunque nasca su suolo americano è un cittadino (il vero ius soli ).
Un regalo e anche un richiamo al destino di questo Paese, che nella sua storia ha assorbito cento milioni di «stranieri» e ne ha tratto la sua forza.










